I mondi dell’uomo

Gli ultimi decenni del secolo scorso sono stati testimoni di una vera
rivoluzione epocale, soprattutto nel pensiero scientifico, una rivoluzione che per certi aspetti non si è ancora pienamente conclusa, le cui avvisaglie erano già presenti molto tempo prima di quel giorno d’inverno del 1961 in cui la corretta interpretazione di un apparente errore computazionale aprì la strada ad un cammino irreversibile nella storia.

A proposito di questa rivoluzione si è parlato di caos, non linearità, olismo, frattali, catastrofi ecologiche e molto altro ancora, ma il concetto che meglio racchiude ed esprime il carattere della nuova linea di pensiero è quello di complessità. Nel giro di poco tempo abbiamo dovuto accettare una serie di cambiamenti nella tradizionale visione della natura che, pur nella varietà degli ambiti di applicazione esplorati, fanno comunque capo a due fondamentali principi: gli effetti non sono proporzionali alle cause, e il tutto è qualcosa in più rispetto alla somma delle parti.

Non che questi principi non fossero presenti nella scienza anche in precedenza, ma venivano considerati come caratteristiche non essenziali della natura, contingenze che con opportune approssimazioni potevano essere eliminate senza pregiudicare la profonda comprensione dei fenomeni. Invece gli sviluppi della nuova scienza hanno mostrato come la natura, dal livello dei costituenti elementari a quello dei sistemi biologici più strutturati fino alla rete delle relazioni sociali ed economiche umane, sia intrinsecamente e irriducibilmente complessa, cosicché ogni approssimazione che riporti la descrizione dei sistemi ad un modello con interazioni lineari e che separi una parte dal resto è destinata a mancare l’obiettivo di una corretta spiegazione dei fenomeni. Il paradigma della complessità, molto più di tante altre rivoluzioni scientifiche, ha avuto importanti ricadute anche al di fuori dell’ambito delle scienze naturali, influenzando il pensiero moderno dai livelli più alti fino al senso comune, e ha fornito nuovi strumenti interpretativi per tutta la realtà. Naturalmente la critica al riduzionismo non nasce con la teoria del caos, ma questa ha fornito nuovi potenti strumenti di analisi concettuale per muoversi in tale direzione.

Lo scopo delle presenti pagine è quello di mettere in evidenza alcuni degli aspetti delle scienze della complessità, che meglio possono intervenire nella riflessione sull’uomo. Queste pagine non sono pretestuose e sistematiche, in quanto un interno trattato non sarebbe sufficiente a spiegare lo scibile umano, ma vuole piuttosto essere un viaggio, un’intrusione sugli ampi panorami concettuali che con il tempo si sono aperti, anche attraverso lo studio dei sistemi più complessi, cogliendo ed evidenziando, quegli aspetti che, spero, possano essere interessanti spunti per chi visita le mie pagine.

Dopo aver quindi cercato di focalizzare l’attenzione sul concetto di complessità come emerge dalle scienze della natura, cercherò di spiegare in quale senso l’uomo e il suo mondo siano complessi ed interconnessi, evidenziando due aspetti fondamentali. In primo luogo: l’uomo come creatura complessa, non solo e non tanto come qualsiasi essere vivente, ma soprattutto il perché ciò lo caratterizza e distingue dal resto dei viventi. Cercherò di evidenziare gli aspetti immateriali del pensiero e della coscienza. Ma non solo l’uomo è complesso in sé, egli è anche creatore di complessità.

Ogni sistema sociale e culturale ha in sé la ricchezza e l’irripetibilità proprie della complessità. Ed è a questo punto che la riflessione, partita dal piano della filosofia naturale e passata poi su quello antropologico, approda a quello etico.

La comprensione dei sistemi umani come sistemi complessi svela il profondo nichilismo delle molte operazioni a cui siamo quotidianamente costretti ad assistere, volte a omologare (con le buone o con le cattive) la totalità delle manifestazioni umane ad un unico modello culturale, politico ed economico. Nelle pagine seguenti sono presenti elementi che hanno contribuito allo sviluppo e alla concezione di essere intelligente cosa che ci contraddistingue con gli animali, ma neppure più di tanto, in quanto esseri naturali tutto ci accomuna con l’intero.

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